Un nuovo patto e nuovi strumenti per il credito; congelamento e riduzione di tasse e tariffe; investire nel turismo; risposte vere sulle infrastrutture sono i primi punti emersi dal confronto nel primo incontro straordinario e congiunto delle presidenze di Confesercenti, Confcommercio, CNA e Confartigianato per discutere di iniziative a sostegno delle imprese, in questa difficile fase dell’economia del Paese. L’incontro ha visto la partecipazione dei gruppi dirigenti delle 4 associazioni (presidenti, direttori e delegazioni di giunta) ed è stata la prima occasione di incontro unitario delle 4 sigle.
«Si è trattato di una “prima volta” doppiamente importante – hanno commentato i presidenti Ademaro Cordoni (Confcommercio), Giuliano Cesaretti (Confesercenti), Ugo Da Prato (CNA) e Costante Martinucci (Confartigianato) . Prima di tutto perché questo segnale forte di unità delle associazioni di categoria a sostegno delle aziende e delle necessità del territorio è la prima risposta a questa fase difficile e delicata dell’economia. In secondo luogo perché oggi lanciamo alcune proposte di lavoro a sostegno delle aziende e delle necessità del territorio e invitiamo gli Enti Locali, le forze politiche, le istituzioni, il sistema bancario a confrontarsi su questi temi e a dare risposte concrete, tempestive, efficaci».
Dall’incontro è scaturito un documento con 5 richieste concrete da cui ripartire per affrontare in modo sistematico e urgente la fase di crisi.
1. Un concreto intervento per facilitare l’accesso al credito delle piccole imprese. Chiediamo l’immediata attivazione di un tavolo di lavoro tra Camera di commercio, Provincia, Comuni, sistema bancario e categorie e l’attivazione di risorse straordinarie per la definizione di un fondo di garanzia e di contribuzione (abbattimento interessi e rinvio rate) che possa agevolare le piccole imprese in questa fase di difficoltà. Allo stesso tempo chiediamo al sistema bancario atti concreti di responsabilità. Nel momento in cui il Governo e il paese sta dando fiducia al sistema contribuendo alla sua patrimonializzazione è un dovere delle banche quello di non “chiudere i rubinetti”, di evitare l’attivazione di procedure di rientro straordinarie. Chiediamo anzi, che proprio in questa fase, si apra una disponibilità a mettere in circolo risorse necessarie per il rilancio dell’economia e delle imprese.
2. Un impegno serio alla riduzione del carico fiscale e al congelamento delle tariffe e delle imposte. Chiediamo agli Enti Locali di assumere un impegno serio e formale per il congelamento e la progressiva riduzione del carico fiscale diretto (imposte locali) e indiretto (tariffe). Da ogni parte si parla di necessità di ridurre il carico fiscale sulle imprese, ma – nei fatti – ciò non è accaduto né a livello nazionale, né tantomeno a livello locale, dove si è spostato dalla imposizione fiscale alla tariffazione molti dei costi a carico dell’impresa con saldi finali di evidente aumento. Pensiamo alle imposte sul suolo pubblico o sulla pubblicità, alle tariffe per l’acqua, l’energia, i rifiuti che compongono in modo importante il pacchetto costi delle nostre aziende. Serve un impegno a cambiare rotta.
3. Un nuovo slancio di sistema sul tema infrastrutture. Abbiamo apprezzato l’intesa territoriale sulle infrastrutture. Purtroppo sulla quasi totalità degli impegni non si riesce a passare dalle intese ai fatti. Il nostro sistema economico ha bisogno di una moderna rete infrastrutturale, ha bisogno di una diversa connessione ferroviaria con il capoluogo regionale, di un sistema viario interno più razionale e moderno. Chiediamo alle forze politiche che si inizi a passare dalle intese ai progetti coinvolgendo in una unica strategia il Governo nazionale, regionale e le amministrazioni locali.
4. Sostegno allo sviluppo del turismo. In una fase di crisi economica in molti settori, il nostro territorio continua a vivere i positivi segnali di uno sviluppo turistico in costante crescita sul quale converge l’impegno di molti attori, la capacità di investimento di imprese, i benefici di indotto su comparti come quello commerciale e artigianale, la sinergia necessaria con il sistema culturale. Molto si è fatto, molto ancora si può fare, per “fare sistema” in questo comparto che deve diventare e deve essere pensato come un vero e proprio distretto industriale. C’è bisogno di un maggior coordinamento, di uno sforzo unitario nell’accoglienza, nella semplificazione delle procedure urbanistiche per l’innovazione delle imprese, nella calendarizzazione degli eventi, nella destagionalizzazione. Un “fare sistema” che non può essere a parole, ma che deve passare ai fatti e che può portare anche ad una miglior efficacia degli investimenti e a importanti benefici per l’occupazione, il lavoro, il futuro del territorio.
5. Revisione degli studi di settore. Riteniamo necessaria, alla luce delle mutate condizioni dei mercati, una revisione degli studi di settore con una loro più rispondente attualizzazione alla situazione economica al fine di evitare che, alle imprese, si applichino stime infondate che rischiano di creare ulteriori tensioni.
I NUMERI DELLA PICCOLA IMPRESA
In Provincia di Lucca, su un totale di 53.369 imprese sono 14.154 le imprese artigianali, 14.310 le imprese commerciali, 4.148 le imprese turistiche, 5.864 le imprese del terziario dei servizi e ancora 1.805 degli altri settori del terziario. Un panorama di oltre 40.000 aziende che rappresenta il 75% del tessuto imprenditoriale della nostra Provincia.
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